Prime Esperienze
Il nostro primo scambio in stanze separate
15.03.2026 |
2.027 |
4
"Lucio che, la aspettava all’uscita dalla toilette con il pareo tolto e quella erezione come benvenuto..."
Io sono Marco, Elena mia moglie.Nel mondo dello scambio, l'attesa fa parte del gioco. A volte è la parte migliore.
Con Antonella e Lucio ci eravamo conosciuti su un sito di incontri per coppie. Mesi di messaggi, telefonate, foto scambiate. La stessa lunghezza d'onda su quasi tutto, quella leggerezza nel parlarne che è rara e si riconosce subito. I loro feedback erano entusiasti, i nostri evidentemente anche, visto che continuavano a scriverci.
Il problema era sempre il tempo. Non eravamo mai liberi tutti e quattro nello stesso momento.
Continuammo a rimandare.
Nel frattempo ci eravamo raccontati molto. Avevamo detto loro di quell'idea che ci girava in testa da un po', lo scambio in stanze separate. Non lo avevamo mai fatto perchè ci piace vederci con altre persone e sentirci. Non perché non ci piacesse il concetto, anzi. Ma sopratutto perché avevamo imparato a nostre spese che certi incontri si rovinano per colpa della gelosia delle altre coppie.
Lucio e Antonella ci ascoltarono. Dissero che capivano, ma che loro preferivano il gioco in presenza. Che vedere il proprio partner con qualcun altro era la cosa più eccitante che conoscessero.
Concordammo su tutto.
Decidemmo che quando ci fossimo incontrati avremmo fatto le cose in modo tradizionale.
L'occasione arrivò per caso, come le cose migliori.
Quel pomeriggio eravamo in una città vicina per pratiche burocratiche. Finite prima del previsto, con qualche ora davanti e niente da fare. Elena mi guardò. Io guardai Elena.
Chiamai Lucio.
Rispose al secondo squillo. Casualmente, disse, erano a casa. In piscina, a prendere il sole. Ci dissero di venire, che il posto era isolato. Che non serviva il costume.
Partimmo entusiasti come due ragazzi.
Il navigatore ci portò fuori dalla città, poi su strade sempre più strette, poi in campagna aperta. Un posto sperduto e incantevole, ricco di storia, di silenzio, di quella bellezza che non si costruisce.
Il pomeriggio era assolato e fermo. La piscina vista dal parcheggio luceva nell'ombra degli alberi.
Dal cancello arrivarono due figure con il pareo. Sorridevano.
Erano Lucio e Antonella.
Finalmente di persona.
Lucio era esattamente come nelle foto. Alto, capelli scuri, un bel fisico asciutto, quegli occhi furbi che avevo notato già sullo schermo. Antonella era un tipino tutto pepe, capelli neri corti, occhi neri, uno sguardo malizioso che non lasciava dubbi. Un fisico con curve che il pareo non nascondeva affatto.
Elena mi lanciò una di quelle occhiate che vale più di mille parole.
Ci portarono dentro a bere qualcosa di fresco. La casa era bella, antica, con quel fresco spesso dei muri di pietra. Ci sedemmo in salotto e la conversazione partì naturale, come fra persone che si conoscono già e si stanno solo verificando di persona.
Ad un certo punto Elena chiese della toilette.
Antonella iniziò a spiegare il dedalo di corridoi. Lucio si alzò.
«Ti accompagno io.»
Elena lo seguì. Noi continuammo a parlare.
Passò qualche minuto. Poi qualche minuto in più.
Antonella e io ci guardammo nello stesso momento, con la stessa espressione.
Fu allora che arrivarono i suoni.
Inconfondibili. Dalla direzione giusta.
Ci guardammo ancora. Poi scoppiammo a ridere insieme, quella risata liberatoria di chi capisce tutto in un secondo e non ha più niente da fingere.
Dalle risate all'abbraccio fu un attimo. Dall'abbraccio al bacio un altro. Ci spostammo sul divano, le mani che correvano, i vestiti che cedevano senza fretta ma senza esitazione.
Mi prese per mano e mi portò in una stanza con un letto a baldacchino. Antica, fresca, con quella luce bassa dei pomeriggi estivi filtrata dalle persiane.
Ci stendemmo. Ci esplorammo con calma, fra le gambe, con quella reciprocità silenziosa di chi vuole sapere prima di prendere. Indossai il preservativo e da lì in poi fu quasi animalesco, il caldo, il letto antico, i gemiti che arrivavano dall'altra parte della casa come una colonna sonora che non faceva che alimentare quello che stavamo facendo.
Non potevo vedere Elena. Non potevo vedere cosa stesse succedendo dall'altra parte.
Era la prima volta.
Era esattamente come avevo immaginato che fosse. Quella gelosia densa, calda, che non è paura ma qualcosa di molto più interessante.
Il caldo ebbe la meglio prima del previsto.
Antonella mi disse che c'era un bagno in camera. Entrammo insieme in doccia sotto l'acqua fredda e continuammo lì, le mani che non si fermavano fra le gambe, la sua voce che saliva mentre le sue gambe iniziavano a cedere. Sentii i fiotti caldi iniziando a squirtare sulle mie gambe mentre urlava di piacere sotto l'acqua scrosciante.
La tenda si aprì.
Elena. Con quella sua aria tranquilla, gli occhi verdi che prendevano la scena in un secondo. Si lavò le mani, ci sorrise, richiuse la tenda e sparì nel corridoio.
Antonella rise forte.
Io anche.
Ci asciugammo, stendemmo gli asciugamani sul letto e ricominciammo. Più lentamente, con tutta la calma che il caldo permetteva.
Finché il caldo vinse del tutto e decidemmo di fermarci.
In salotto, birra fresca in mano e ancora nudi, aspettammo.
Elena e Lucio arrivarono poco dopo con quella stessa aria soddisfatta e accaldata.
Lucio si avvicinò a me. «Hai altri preservativi?»
Gliene diedi uno. Tornarono nella stanza accanto.
I gemiti ricominciarono. Più intensi di prima.
Antonella era seduta accanto a me, la birra in mano, gli occhi neri che si spostavano verso il corridoio ogni trenta secondi. La curiosità le si leggeva in faccia come un'insegna luminosa.
Si alzò. Sparì nel corridoio.
Tornò tutta eccitata, gli occhi lucidi, e si buttò su di me sul divano. Ci ritrovammo a 69 sul divano antico mentre dall'altra stanza continuavano ad arrivare quei suoni.
Poi si alzò di scatto di nuovo.
«Vado a vedere.»
Sparì un'altra volta. Tornò con tutti e due, perché in quel momento avevano finito anche loro.
Ci sedemmo tutti e quattro nel salone, nudi, con le birre fredde e quella leggerezza di chi ha condiviso qualcosa di insolito e non ha bisogno di commentarlo troppo.
Lucio non riusciva a smettere di guardare Elena.
Lo capivo. Elena con i capelli corti biondi e quegli occhi verdi aveva quell'effetto, specialmente in certi momenti.
Si alzò. Una nuova erezione, dichiarata e tranquilla.
Si avvicinò a Elena.
Lei lo guardò, abbassò gli occhi, e lo prese in bocca con quella naturalezza che mi fa sempre qualcosa dentro.
Antonella scattò.
Un guizzo rapido, deciso. Il gioco si fermò lì.
Restammo ancora un po' a parlare, la tensione che si stemperava lentamente. Ci invitarono a tornare presto.
In macchina, sulla strada di campagna che tornava verso casa, Elena mi raccontò tutto.
Lucio che, la aspettava all’uscita dalla toilette con il pareo tolto e quella erezione come benvenuto. La mano tesa, il letto in un'altra camera, le sue labbra e la sua lingua su di lei con una lentezza precisa e devota.
E poi, quando ci eravamo ritrovati tutti insieme, che l'aveva presa di nuovo per mano verso un'altra stanza. Perché quella sensazione dello scambio separato li aveva presi entrambi, quella strana ebbrezza di essere soli con qualcuno mentre altrove succedeva qualcosa di parallelo.
Finché Antonella non aveva continuato ad aprire la porta.
Risi. «Anche con me.»
Elena rise. «Lo so.»
Portammo a casa una cosa sola, da quella giornata.
Non ci aveva salvati dalla gelosia degli altri. Non ci aveva salvato niente, in quel periodo. Le altre coppie portavano sempre quella crepa dentro, prima o poi veniva fuori.
Ma avevamo scoperto qualcosa di nostro.
Lo scambio separato ci piaceva.
Quella gelosia densa e calda che non spezza niente ma alimenta tutto.
La sapevamo gestire, noi. Perché era fondata su qualcosa di solido, su anni di fiducia scelta ogni giorno.
Certi giochi li puoi fare solo se sai dove torni.
Noi lo sappiamo sempre.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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